Le azioni Apple: una garanzia nel lungo periodo

Chi si avvicina per la prima volta al mondo del trading on line e più specificatamente al settore azionario di solito punta con maggiore curiosità ai nomi più importanti, quelli più raccontati dalle pagine di economia e dai media. Apple è indubbiamente uno dei titoli azionari più chiacchierati degli ultimi anni.

Le azioni Apple e la loro resa nel lungo periodo

L’azienda fondata da Steve Jobs non solo ha superato indenne la possibile crisi dovuta alla morte del suo storico e visionario presidente ma ha saputo resistere anche alla prevedibile invasione di investimenti arrivati da ogni parte del mondo che, di solito, portano a una contrazione del titolo.

Al momento di pubblicare questo post Apple è all’apice del suo valore e sfiora i 180 dollari ad azione. Cinque anni fa, nel marzo del 2013 era di 61 dollari: un investimento che nel lunghissimo periodo ha triplicato il suo valore. Un andamento quello di Apple che non è solo tendenza ma reddito consolidato. Non sono molti i titoli che possono vantare un risultato del genere: l’azienda di Cupertino si è dimostrata estremamente reattiva anche a ogni flessione, per quanto poco consistente e di breve periodo, registrata nel flusso di questi anni. Un grafico che parla da solo con una spezzata sempre tesa verso l’alto: gli analisti di solito si chiedono “ma è sempre un buon affare comprare azioni di un’azienda che ha una consolidata estensione al rialzo”?
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La resa delle azioni di Cupertino nel breve periodo

È la stessa domanda che si fanno anche molti risparmiatori: se è vero che comprare azioni Apple nel breve periodo può portare a ricavi anche interessanti è da sottolineare che su titoli come questi, o come Amazon o come anche FCA (titoli che avremo modo di analizzare in altri post) il lungo periodo porta a guadagni davvero ingenti mentre il breve periodo porta a ordini “mordi e fuggi” che offrono rendite più che interessanti, anche del 15%.

Dal computer al melafonino, diversifcazione del mercato

Apple nel corso degli ultimi anni è cambiata moltissimo: era nata, e lo sappiamo tutti anche perché la vita di Steve Jobs è diventata un successo letterario e cinematografico, come azienda produttrice di hardware e software. Fondamentalmente un’impresa che si rivolgeva al mercato dell’informatica. Poi con l’esplosione di prodotti come iPod, iPad e soprattutto iPhone, il mercato è cresciuto a dismisura e si è notevolmente diversificato grazie anche alla creazione di iTunes e al mercato delle app. Un colosso che non sbaglia un passo e che quando realizza prodotti che vantano un successo commerciale magari inferiore ai precedenti (è il caso del recente iPhone X) riesce subito a correre ai ripari con elaborazioni ancora più futuribili.

Oggi la stragrande maggioranza dei profitti di Apple è legata in agli smartphone: iPhone è un prodotto di massa e di enorme successo mentre il settore computing –  che per altro ha perso diverse posizioni di mercato in senso merceologicamente parlando più generale – oggi vale solo il 15% degli introiti del colosso della Silicon Valley.

Gli investitori e Apple, un rapporto di lungo periodo

 I dati trimestrali di Apple influenzano in modo davvero sensibile il mercato delle azioni che nel corso degli ultimi anni è stato sostanzialmente sempre al rialzo. Prima si parlava di investimento del breve e nel lungo periodo: abbiamo visto che in cinque anni le azioni Apple hanno triplicato il loro valore. Nel corso del breve periodo, diciamo un mese, si arriva a un dignitosissimo guadagno medio di 11 dollari ad azione mentre nel brevissimo periodo, diciamo una settimana, il guadagno è nella forbice compresa tra i tre e i quattro dollari. Fondamentalmente però chi compra azioni Apple difficilmente decide di rivenderle in poche settimane: proprio perché l’andamento è così consistente la tentazione è quella di conservarle come “tesoretto” del proprio portafoglio. Un atteggiamento non spregiudicato, conservativo e tutto sommato anche comprensibile.

Il problema fiscale e l’importazione dei capitali

Il periodo per Apple è comunque piuttosto delicato: i guadagni sono stati enormi, in molti paesi sono state aperte indagini fiscali perché il marchio della mela – come molte altre imprese multinazionali – ha cercato di concentrare le proprie attività e i propri guadagni in aree dove la pressione fiscale era inferiore. Ora per Apple si tratta di riportare a casa la liquidità che è all’estero, e che è molto ingente, ma anche di fare la pace con il fisco sia americano che estero. Pagare le tasse sulle importazioni di capitali, che per le aziende USA sono molto ingenti non sarà uno scherzo e sicuramente potrebbe esserci un contraccolpo anche sul valore del titolo che, in un periodo medio-breve, finirà per recuperare sempre che l’azienda continui a concentrarsi su ciò che fa meglio, e dunque sulla creazione e produzione di device di alta tecnologia.
Luca C.

Maggiori info

Sono Luca Carli , autore e coautore di investireinborsa.net . Laureato in Economia e Commercio , mi dedico da ormai 10 anni a news finanziarie e a portali relazionati con i mercati . Cerco sempre di portare notizie fresche e offrire ai miei lettori contenuti originali e aggiornati sul mondo finanziario , con un occhio di riguardo per i nuovi investimenti .

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