I fattori che influenzano il prezzo di un’opzione sulle azioni

È importante per l’investitore capire che i prezzi delle opzioni durante la giornata di contrattazione sono il risultato della domanda e dell’offerta competitiva, immessa nel sistema dai market makers, che agiscono in conto proprio, e dagli operatori, che agiscono in conto proprio e di terzi. Il market maker è un operatore che si impegna a quotare sia un prezzo di acquisto che uno di vendita per determinati quantitativi di titoli e a condizioni di prezzo competitive. L’esistenza di market maker assicura che gli ordini in acquisto e in vendita possano sempre essere eseguiti a prezzi competitivi e senza ritardi, pertanto contribuendo alla liquidità del mercato. Un’opzione è un prodotto derivato, il cui valore dipende dalla performance attuale ed attesa del suo sottostante, sia esso una azione o un indice. Molteplici fattori influenzano il prezzo di un’opzione. Questi possono essere classificati nel seguente modo:

– 6 fattori quantificabili (il prezzo del sottostante, il prezzo di esercizio, la volatilità, il tempo a scadenza, i tassi d’interesse, i dividendi).

– altri fattori economici e di mercato, non quantificabili.

Vediamo come ciascuno di questi fattori influenza il prezzo delle opzioni.

I fattori quantificabili

Il prezzo delle opzioni viene calcolato adottando modelli matematici differenti più o meno complessi, che tengono conto dei 6 fattori quantificabili:

– il prezzo del sottostante

– il prezzo di esercizio

– la volatilità

– il tempo a scadenza

– i tassi d’interesse

– i dividendi

I traders usano questi modelli per calcolare il prezzo delle opzioni e avere così una “guida” per eseguire le proprie contrattazioni sul mercato.

Per l’investitore in opzioni, ciò che rileva è comprendere come le 6 variabili agiscano nella formazione del prezzo di un’opzione e che tipo di rischi vengano assunti, più che la formazione teorica del prezzo stesso, ormai “standardizzata” per via dell’applicazione di modelli di valutazione comuni e ampiamente accettati.

1. Il prezzo del sottostante

Se il prezzo del sottostante aumenta il valore intrinseco di una opzione call aumenta, mentre il valore intrinseco di una opzione put diminuisce.

2. Lo strike price

Lo strike price, insieme al valore del sottostante, è il fattore che influisce sul valore intrinseco dell’opzione. In base della relazione tra lo strike price e il prezzo del sottostante, un’opzione può essere ITM, ATM, OTM.

3.La volatilità

Possiamo definire la volatilità di un titolo o di un indice azionario in modo molto semplice ed intuitivo come una misura dell’ampiezza delle fluttuazioni del prezzo dell’azione o dell’indice. Maggiore è la volatilità che il mercato si attende per un determinato periodo, maggiore è la probabilità che vi siano ampie variazioni del prezzo del titolo o dell’indice. Chi acquista un’opzione beneficia delle ampie fluttuazioni del valore di mercato del sottostante (al rialzo in caso di opzioni call e al ribasso in caso di opzioni put), perché la probabilità che l’opzione scada ITM sarà maggiore. A fronte di una maggiore probabilità di guadagno, la perdita massima che si può avere è sempre pari al premio pagato per acquistare l’opzione. Ecco perché il valore delle opzioni call e put è tanto più elevato maggiore è la volatilità attesa del sottostante.

Occorre sottolineare che la volatilità ha impatto unicamente sul valore temporale dell’opzione e non su quello intrinseco.

4. Il tempo a scadenza:

All’avvicinarsi della scadenza dell’opzione, il valore temporale si riduce progressivamente, fino ad essere pari a zero alla scadenza del contratto. È importante distinguere fra opzioni ITM, ATM, OTM. Per le opzioni ITM e per quelle ATM, la perdita di valore causata dal passaggio del tempo è esprimibile attraverso una relazione quasi lineare, in quanto per entrambe il valore temporale costituisce una componente minima del loro valore. Le opzioni OTM presentano invece una relazione non lineare, in quanto la componente temporale è rilevante. Per le OTM, la riduzione di valore accelera progressivamente con il passare del tempo.

5. I tassi di interesse:

L’effetto di variazioni del tasso d’interesse sul prezzo delle opzioni dipende dal fatto che i tassi d’interesse hanno un impatto sui prezzi dei titoli azionari e che il prezzo di esercizio di un’opzione è un prezzo a termine. Generalmente, ad un aumento dei tassi d’interesse aumenta il prezzo di una opzione call e diminuisce il prezzo di una opzione put.

6. I dividenti:

Ogni società quotata ha la propria politica di dividendi: alcune pagano dividendi elevati, dando così all’investitore un ottimo rendimento, altre non pagano alcun dividendo, perché, ad esempio, il management della società decide di reinvestire tutti gli utili generati nel corso dell’esercizio. In ogni caso, l’effetto dividendo sul prezzo dell’azione può essere consistente. Il pagamento del dividendo riduce il valore dell’azione per un ammontare pari al dividendo stesso (ciò avviene nel giorno di stacco del dividendo). La riduzione nel valore dell’azione ha un impatto sul prezzo delle opzioni call e put.

I fattori non quantificabili:

Fino ad ora abbiamo analizzato singolarmente i 6 fattori che hanno un effetto quantificabile sul prezzo delle opzioni. Esistono, tuttavia, dei fattori che possono avere molta influenza sul comportamento dei prezzi delle opzioni, ma che sono molto difficili da quantificare (ad esempio: le aspettative sulla futura performance e sulla futura volatilità del sottostante). Tali fattori, benché determinabili, non possono essere immessi in un modello matematico di valutazione. Si possono raggruppare molteplici e disomogenei fattori “non quantificabili” sotto un’unica categoria, che chiameremo “Market Psychology”, attraverso la quale si possono spiegare situazioni di mercato varie ed imprevedibili, relativamente al sottostante dell’opzione. È proprio in queste situazioni di incertezza di mercato che l’investitore può rivolgersi al mercato delle opzioni, sia per la copertura di posizioni in essere, sia per prendere posizioni sul mercato, con un esborso di denaro contenuto (effetto leverage).

Luca C.

Maggiori info

Sono Luca Carli , autore e coautore di investireinborsa.net . Laureato in Economia e Commercio , mi dedico da ormai 10 anni a news finanziarie e a portali relazionati con i mercati . Cerco sempre di portare notizie fresche e offrire ai miei lettori contenuti originali e aggiornati sul mondo finanziario , con un occhio di riguardo per i nuovi investimenti .

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